italiano | english

Il Legno

Cultura e Progetto, non Moda o Mercificazione

Il legno ed i suoi derivati - lamellare in primis - godono oggi di un indubbio successo nel settore delle costruzioni.

Chiesa San Bartolomeo - AlmennoAppena trent’anni fa parlare di impieghi strutturali del legno e scommettere sul suo successo non solo sarebbe stato azzardato, ma anche poco credibile sul piano tecnico-scientifico.
Partecipai comunque a questa avventura con entusiasmo, anche perché intuivo che si apriva un largo campo per sperimentare – lavoravo già nel Laboratorio Prove dell’Università di Venezia – ma soprattutto ero convinto che il “nuovo” materiale si prestasse all’invenzione, al progetto, alla novità.

Fin dall’inizio dunque ho potuto godere di un osservatorio particolare. Ero a conoscenza della realtà produttiva, dei problemi economici, delle difficoltà applicative e tecnico-scientifiche – ho sempre collaborato con l’Habitat Legno fin dalla sua nascita, nel 1976 – e potevo appunto sperimentare e soprattutto l’insegnamento universitario, con tesi, progetti, pubblicazioni e convegni, mi permetteva il confronto con ciò che avveniva nel mondo, dove il legno non aveva mai smesso di essere impiegato.

Ho seguito dunque fin dall’inizio l’avventura del legno strutturale nel nostro Paese non tanto come spettatore, bensì direttamente coinvolto: ho potuto registrarne sia l’evidente successo, ma anche quelle ombre che nelle luci – prevalenti! – sono state sottovalutate e mai rimosse.

Particolare dell’attacco della copertura - Santuario Maria Theotokos - FiesoleDico ad esempio della mancanza di normativa chiara e cogente. Ora vige e legittima l’impiego strutturale del legno il D.M. 14/09/05 “Norme tecniche per le costruzioni”. Con una clausola però: per un periodo di 18 mesi (scadenza recentemente rinviata al 31 dicembre 2007) accanto a tale decreto convivono e si può far riferimento anche all’ordinanza 3274 e l’Eurocodice 5 (leggi norme tedesche DIN 1052). Al di là di questa anomalia, resta il fatto che solo ora l’impiego strutturale del legno viene legittimato in una norma nazionale!

E questa sinecura legislativa ha pesato e pesa: la mancanza di regole comuni, ha lasciato spazio ad ogni sorta di incertezza. Blocca l’innovazione, nuovi concetti di prodotto, nuovi componenti e nuovi sistemi restano al palo, perché non riconosciuti e la mancanza di regole lascia spazio ai furbetti. Rende incerto il mercato e problematici nuovi investimenti.

Sull’onda del successo, aperto e sostenuto dalla fede e del sofferto impegno di chi ha creduto nelle potenzialità del legno, si affiancano ora nuovi compagni di strada.
Sono quelli che, visto il successo del legno, si buttano sull’affare, anche se non sanno distinguere l’abete dal rovere, o una fessura fisiologica da ritiro da una patologica. Importante è vendere!

Il legno è equiparato ad un qualsiasi materiale da costruzione. Cosa importa la qualità, la provenienza, la sua tessitura o coloritura! Cosa importa sapere che ogni specie ha in sé una sua tradizione, peculiari caratteristiche, specifiche vocazioni d’impiego, una sua storia e cultura? L’imperativo è vendere!

Se oggi ogni italiano consuma un metro cubo di legno all’anno, l’obiettivo è che nel 2010 ne consumi mezzo metro cubo in più! Viva la quantità!

Ma questo lasciamolo fare ai commercianti, agli strateghi dei mercati, a coloro che per qualche euro al metro cubo sono disposti a scendere ben al di sotto della soglia della dignità. Mala tempora currunt!

Particolare di colmoHo sempre assegnato al legno e a chi lo tratta, una sorta di dignitosa etica, di rispettabilità e di ricchezza difficilmente misurabile, quella seppur rara, altissima signorilità che talvolta è propria di un povero: giacca rotta e lisa, ma rammendata con estrema cura e pulita. Pulita perché profuma di lisciva, di scaglie di sapone di Marsiglia e stirata con amorevolezza.
Il legno è divino. E’ il materiale per eccellenza, non a caso legato alla più profonda religiosità: ogni albero era sacro e dedicato ad una divinità e abitato da particolari ninfe. Ogni albero che affonda le radici negli inferi, col tronco sulla terra e la chioma in cielo, è icona di rappresentazione cosmologica. Il Legno, in Toscana, è per antonomasia la Croce, patibolo di Cristo e non a caso Dio ha scelto per suo Figlio un padre putativo che di mestiere facesse il falegname, mestiere nobilissimo.
Fuori dunque i mercanti dal tempio!

Perciò mi è di grande conforto ed intima soddisfazione una recente considerazione di Lino Albertani, presidente di Edilegno:

Sorrido solo se penso che qualcuno immagini di poter contrastare e vincere in un mercato che ha in mente solo di vendere metricubi di legno! Mai potremo confrontarci con lo strapotere di alcune macchine di vendita o capacità di produzione ben superiori alle richieste di mercato. Il nostro obiettivo non dovrebbero essere i metricubi.
Mi interessa di più confrontarmi con la capacità di realizzare opere di legno belle, curate nei particolari, dove l’esperienza ed il gusto maturato in questi difficili trent’anni fa la differenza, non il prezzo al metrocubo! Ma dobbiamo ancora impegnarci, servono studio, ricerca e originalità: lasciamo pure i vasti ma troppo presidiati pascoli con l’erba alta ed accontentiamoci dell’erba difficile, ma gustosa e preziosa dei pascoli di montagna!

Delinea in questa considerazione una alternativa alla mera quantità e mi auguro davvero che possa vincere un atteggiamento di questo tipo, perché ho sempre pensato che il legno, per sua natura, non possa appartenere alla massa.
Esagerando, ho frequentemente detto e scritto che il legno non va dato a tutti, ma solo a chi lo merita. Il legno non è una moda, è cultura. E’ un modo di pensare elitario e non va confuso con altri perché è l’unico materiale di natura organica e rinnovabile e come tale conserva le tracce della sua vita (v. fig. volto umano con rughe e segni di vita).

Prove a rottura sull’elemento SteKC’è dunque una alternativa ai metricubi: la qualità del progetto, la cura del dettaglio, il magistero costruttivo. Soprattutto va posta attenzione ai luoghi ed è sbagliato il trasferimento, senza filtro, di ciò che si fa altrove, perché diverse sono le condizioni ambientali e climatiche, specie igrometriche, ed anche l’ambiente costruito e la tradizione: in una parola è diverso il genius loci del nostro Paese.
Un’opera dunque sia bella, non solo perché è di legno, ma perché il legno è stato piegato alla bellezza, alla funzionalità, all’utilità.

Abbiamo sostenuto in questi trent’anni battaglie difficili: quella per dimostrare la resistenza al fuoco del legno, quella per avere una norma, quella di legittimarlo strutturalmente. Ora stiamo lavorando sul fronte della durabilità, ma la nuova sfida – paradossalmente – è quella di limitarne l’uso, per evitare che sia mercificato, banalizzato e soprattutto volgarizzato.
Ad un operaio che con le scarpe sporche camminava sopra alcune travi sul pavimento pronte per essere messe in opera gli ho detto: “Meriteresti un calcio in culo, perché sul legno al massimo si cammina a piedi nudi! Esso non è degno dei tuoi scarponi!”

Si sappia comunque che pulire le impronte di cemento delle scarpe sporche è difficilissimo, non solo perché non vengono via, ma perché per pulirle, è necessario un trabatello e una pialla e qualche giornata: intanto il committente non paga! E’ un piccolo esempio di come cultura e sensibilità colludano con l’economia.

Franco Laner

Torna a “Archivio Editoriale”